Viaggi in Canoa alle Gole del Tarn, Francia

Altopiani carsici (le causses), compresi fra gli 800 e i 1.000 metri di quota, e valli strette e profondamente incise dai corsi d’acqua. Tra le più affascinanti c’è quella che il fiume Tarn apre alle pendici del Mont Lozère, sotto la cui cima sgorgano le sorgenti.

All’inizio è un tumultuoso torrente che si fa strada fra grandi blocchi di granito. Con salti e cascate scende 1.000 metri di dislivello in meno di 30 chilometri ma poi diviene navigabile e prosegue tranquillo, protetto dai ripidi costoni della Causse de Sauveterre (a ovest) e della Causse Mejean (a est).

È questo il tratto più suggestivo del suo percorso ricco di natura, borghi medievali, castelli, mulini, eremi, villaggi trogloditi arroccati sopra le balze rocciose a picco sul fiume.

Percorrere le Gole in battelli e canoe

Fino all’inizio del secolo, il solo mezzo di trasporto che poteva percorrere queste gole era un battello di legno sul quale due uomini (uno di prua e l’altro di poppa), chiamati i “battellieri de La Malène” , tenevano testa alle rapide con un lungo bastone usato come remo. Oggi una comoda strada costeggia interamente il fiume. Nonostante ciò, il fascino di ripercorrere quella antica via d’acqua rimane immutato.

Con le nostre agili canoe scendiamo da Montbrun fino a Le Rozier, dove il Tarn incontra la Jonte, il cui corso divide la Causse Mejean dalla Causse Noir. Arricchitosi delle acque dell’affluente, il fiume s’ingrossa ed entra in una pianura ampia e coltivata, per volgere le sue acque verso l’oceano Atlantico.

Quello che attraversiamo è un ambiente straordinario e ricco di contrasti da godere su due piani diversi. In canoa, sull’ acqua, in tutta la sua rudezza delle gole, con i loro contrafforti rocciosi e gli scorci che si offrono all’ultimo momento quasi una conquista a ogni ansa. A piedi, sui sentieri delle creste per bearsi di panorami senza fine e trovare tra gli spazi di una natura apparentemente selvaggia tracce anche dell’uomo.

‘Non mancano le sorprese. Risalendo a piedi questi altipiani si possono osservare da vicino i grifoni (Gyps fulvus) e gli avvoltoi monaci (Aegypius monachus) re introdotti dal Parco nazionale delle Cevennes, che hanno il loro carnaio su un balcone roccioso proprio dove il Tarn incontra la Jonte (se ne contano 160 dei priimi, qui introdotti dagli anni Settanta, e 14 dei secondi, liberati a partire dal 1992).

Le distese brulle degli altipiani, in estate appaiono come orizzonti di erba dorata che secoli di pastorizia hanno spogliato dalle foreste. Qui l’uomo ha marcato la sua presenza con la pietra fin dalla preistoria. Lo testimoniano i numerosi menhir. Lo testimoniano le architetture rurali costruite con il calcare degli altipiani e tenute insieme, pietra su pietra, da un complesso sistema di volte sovrapposte. È un piccolo paradiso di storia e natura da visitare navigando sul fiume, in canoa o in kayak, e risalendo i sentieri che dalla valle portano alle causses.

La discesa in canoa delle gole del Tarn interessa un tratto di circa 43 chilometri del fiume e richiede esperienza, se percorsa da soli: le rapide se male affrontate diventano pericolose. Abbiamo diviso la discesa in 5 tappe perchè ci sia tempo per ammirare natura e opere d’arte.

Montbrun a Castelbou

Da Montbrun a Castelbouc -Lunghezza: km 3. Difficoltà: 2° grado Si parte da Montbrun con l’attrezzatura e i viveri necessari per affrontare l’intera discesa (a monte il livello del fiume in estate non è abbastanza profondo). Si comincia a prendere confidenza con il Tarn, che qui è largo e tranquillo. Scendiamo seguendo il corso del fiume, che serpeggia all’interno delle gole e affrontiamo 4 facili rapide per raggiungere una spiaggia di ciottoli dove approdare.

Siamo in uno degli ambienti più suggestivi della valle, Castelbouc, dominata da un paesino di pietra costruito a ridosso di una parete a strapiombo sul fiume. La sosta è prevista al campeggio Le Site Castelbouc**, m 0033/466485808.

Castelbouc e Ste-Enimie

Da Castelbouc a Ste-Enimie -Lunghezza: km 10. Difficoltà: 2° grado Il letto del corso d’acqua si stringe ora snodandosi ai piedi della foresta che riveste il selvaggio costone meridionale delle gole. Non si incontrano luoghi abitati fino a Prade dove una diga sbarra il corso del fiume: per superarla portiamo la nostra imbarcazione sulla passerella di cemento, a sinistra dello sbarramento, e ci lasciamo scivolare giù.

Poi la valle torna silenziosa e proseguiamo circondati da una folta vegetazione che sembra invadere l’acqua, creando suggestivi angoli di bosco ripariale. Ma attenzione a non avvicinarsi alla riva là dove si immergono le radici degli alberi: è pericoloso! Mentre le piccole calette di sassi sono degli invitanti punti di approdo per fermarsi a riposare. L’ultima difficoltà (diga, portarsi a sinistra) la incontriamo poco prima di Ste-Enimie. Il borgo, situato in un ampio anfiteatro calcareo dove il fiume curva improvvisamente, vale una visita: bellissime sono le viuzze lastricate di pietra e il monastero medievale. Ma la sosta la effettueremo due chilometri a valle nel campeggio Couderc***, m 0033/466485053.

Ste-Enimie  La Malène

Ste-Enimie  La Malène -Lunghezza: km11. Difficoltà: 2° grado Oltre Ste-Enimie il Tam si arricchisce di alcune sorgenti e la discesa diventa più impegnativa. Entriamo nella parte centrale delle gole dove cominciano i circoli rocciosi che scendono ripidi dalla Causse de sauveterre. Costeggiamo st. Chely du Tam, pittoresco borgo sulla riva sinistra del fiume, e il mulino eretto su una rupe.

Superato il circolo di Pougnadoires e le sue torri di calcare, spunta a destra la molè quadrata del castello del XV secolo di La Caze immerso in un parco di alberi secolari. ll corso d’acqua ora si stringe in direzione della Malène. Sulla sini- stra, le case di Hauterives, raggiun- gibili solo a piedi o in canoa, sono un magnifico esempio di architettura rurale: la volta dimezzata, aperta sul lato dell’edificio, serve a soste- nere quella interna principale. Il tetto è coperto con le caratteristiche di calcare che danno il nome alla regione del Lozère. La tappa termina aLa Malène: campeggio municipale, m 0033/466485855

La Malène a Pas de Souci

Da La Malène a Pas de Souci -Lunghezza: km 9. Difficoltà: 2° grado Oltre il paese la valle si stringe. Ripide pareti rocciose chiudono le rive del fiume in uno spettacolare corridoio naturale. L’acqua è così trasparente da far apparire il fondo ciottoloso e le trote che nuotano al fianco delle nostre canoe. Sulla destra si ergono i contrafforti del ripido anfiteatro di Baumes. Il percorso è tranquillo fino a Pas de souci, dove un’antica frana ha fatto precipitare enormi blocchi di calcare ostruendo il passaggio alle canoe.

Attenzione: prima della frana c’è un solo punto d’approdo su un prato senza indicazioni: qui ci si fa venire a prendere con un mezzo (organizzarlo prima di parti- re) per raggiungere Les Vignes, prossimo punto di imbarcazione e nostro posto tappa: campeggio La Blaquière*** , m 0033/466485493.

Les Vignes a Le Rozier

Da Les Vignes a Le Rozier -Lunghezza: km 10. Difficoltà: 3° grado Quest’ultima tappa è quella tecnica- mente più complessa, per la rapida de La sablière presente a metà per- corso. La discesa si svolge in un am- biente selvaggio dominato da un’intricata vegetazione. Sulle rive, con attenzione, si osservano le tracce del castoro del Rodano (Castor fiber galiae), reintrodbtto con qualche decina di coppie su questo fiume: i legni ammucchiati e le cortecce rosicchiate dei pioppi.

In alto volteggiano i grifoni che trovano cibo su un balcone roccioso sopra a Le Rozier, alla congiunzione con le gole della Jonte. Continuiamo in una lunga e silenziosa discesa costeggiandola foresta che riveste il bordo meridionale della valle: dopo ci attende Le Rozier.

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